La biologia delle Asana
La pratica yoga
La biologia delle Asana

I contenuti straordinari racchiusi all’interno di ogni posizione Yoga
All’inizio degli anni Ottanta, quando cominciai a entrare nel mondo delle discipline cosiddette “alternative”, capii subito che, oltre a cambiare la modalità di apprendimento, in questo ambito la conoscenza andava sviluppata in modo molto più globale e completo, o come si direbbe oggi, olistico.
Questo soprattutto perché la mia mente, abituata a schemi molto più rigidi, mi poneva di fronte a delle resistenze prima di permettermi di cambiare modalità di ascolto.
Dopo un primo momento di smarrimento, ho iniziato a percepire ciò che serviva: un atteggiamento capace di utilizzare la mente “associativa” e quella “percettiva” (argomento che affronteremo nel prossimo articolo) in ugual misura, per esplorare questo nuovo mondo.
Nell’esperienza dello Yoga, spesso non si tiene conto che durante la pratica, ogni volta che entriamo in un Asana, in una tecnica di Pranayama o in qualsiasi altra tecnica appartenente a questa disciplina, attiviamo nel nostro corpo una serie di reazioni a catena, innanzitutto nei tre sistemi principali: neurologico, immunitario ed endocrino.
Ciò significa che, ad esempio, partendo da un’azione muscolo-scheletrica, attiviamo inizialmente uno stimolo sul sistema neurologico, che inizierà a organizzare la risposta adeguata, collegandosi ai vari apparati e generando poi una reazione nel sistema immunitario. Questo perché esso non agisce solo su virus e batteri, ma controlla qualsiasi stimolo proveniente dall’esterno, anche a livello motorio.
Il sistema immunitario svolge infatti un ruolo fondamentale nel monitorare e gestire gli stimoli eccessivi, il sovraccarico e i conseguenti danni a livello muscolare. Non si limita quindi a difendere da agenti patogeni, ma agisce come mediatore cruciale per la riparazione e l’adattamento del tessuto muscolare in risposta allo stress.
Sulla base delle informazioni ricevute, potrà poi attivarsi il sistema endocrino, fornendo una risposta ormonale adeguata rispetto alla richiesta di performance o di inattività, a seconda che sia necessaria azione o introspezione.
Ecco alcuni dei processi che si realizzano all’interno del corpo:
Produzione di:
- Testosterone: ormone steroideo fondamentale per l’aumento della massa muscolare e della forza. Promuove la sintesi proteica e stimola le cellule satellite, favorendo la riparazione e la crescita delle fibre muscolari, soprattutto quando nella nostra pratica aumentiamo il livello di intensità per dialogare con i nostri limiti.
- Ormone della crescita (GH o somatotropina): prodotto dall’ipofisi, favorisce la sintesi proteica, la crescita muscolare e la lipolisi (bruciatura dei grassi), fornendo energia al muscolo.
- Insulina e IGF-1 (fattore di crescita simile all’insulina-1): l’insulina migliora l’assorbimento dei nutrienti (amminoacidi e glucosio) nei muscoli, mentre l’IGF-1 è cruciale per la proliferazione e la differenziazione delle cellule muscolari (ipertrofia).
Ma anche, nei momenti meditativi, si attivano endorfine, serotonina e ossitocina, che favoriscono calma e buonumore, migliorando anche la qualità del sonno attraverso l’aumento della melatonina.
Naturalmente, oltre ai meccanismi attivati dai tre sistemi principali, esistono anche reazioni a livello cardiocircolatorio. In questo caso il cuore, in sincronia con la funzione renale, gestisce il livello della pressione sanguigna e il ritmo cardiaco, adattandosi alle diverse richieste di prestazione o concentrazione.
Oltre alla stimolazione fisiologica, dobbiamo considerare anche la sollecitazione a livello emozionale. Anche in questo caso, come nella risposta fisiologica, ogni individuo avrà una reazione diversa e personalizzata, in base all’atteggiamento che utilizza durante la pratica.
Se la spinta nell’azione è eccessiva, maggiore può essere la resistenza e la chiusura nell’accettarla, attivando emozioni come la paura della risposta del corpo, il senso di incapacità nel gestire la proposta dell’Asana, ma anche molte altre.
Vediamo quindi come lo stato di equilibrio che si può raggiungere nella pratica di un Asana, o di qualsiasi altra tecnica yoga, sia condizionato da numerosi fattori che noi stessi attiviamo durante la pratica.


